Studio di psicologia e psicoterapia cognitivo-comportamentale
Dott. Paolo Ricci
Genitori e figli

La relazione genitori e figli si costruisce lentamente già dal momento del suo concepimento attraverso le fantasie della coppia sul loro bambino e sul ruolo che assumeranno. La mamma, il papà e il bambino hanno una parte attiva nel costruire le loro relazioni per cui ognuno esprime e manifesta specifiche risorse e difficoltà che si mostrano con maggiore evidenza nei momenti critici dello sviluppo (nascita, prime autonomie, inserimento scolastico, etc.). Questo accade perchè la crescita porta elementi di novità che rompono i vecchi equilibri e rendono i comportamenti abituali inadeguati. Le persone coinvolte, allora, cercano di trovare nuovi modi per relazionarsi e per creare progressivamente una nuova stabilità.


N.B. La presenza nell'elenco accanto di un titolo in mancanza del link alla pagina indica un argomento di prossima pubblicazione.
Sostegno alla genitorialità

Accanto alla classica consultazione individuale o di coppia è possibile partecipare anche ad incontri di gruppo. Il gruppo offre un occasione per affrontare insieme i cambiamenti legati alla crescita dei figli. I percorsi di gruppo offerti sono i seguenti: 

■Corsi di preparazione alla genitorialità (pre e post parto) 

■Gruppi di sostegno della genitorialità 

■Incontri rivolti ai futuri padri e ai neopadri 

■Incontri rivolti ai genitori con figli adolescenti 

■Gruppi di sostegno della continuità genitoriale (genitori separati) 

N.B. Le attività di gruppo sono subordinate al raggiungimento di un numero congruo di partecipanti, pertanto, le date previste sono soggette a rinvio.


Sostegno della "continuità genitoriale"
Vari autori, in linea con i suggerimenti scaturiti dalle ricerche più recenti, hanno sottolineato la necessità di prendere in considerazione, tra le variabili che incidono sull'adattamento post separazione, le percezioni, le rappresentazioni, i significati che i soggetti attribuiscono agli eventi. Alle variabili cognitive viene attribuito il ruolo di mediatori e fattori esplicativi delle reazioni messe in atto dalla famiglia per pervenire ad un equilibrio adatto alle nuove esigenze del sistema. Le persone che vivono l'esperienza della separazione attraversano momenti in cui sono centrate più su se stesse che sulle proprie funzioni genitoriali, perché la rottura del vincolo coniugale e il conseguente venire meno dell'unità-coppia cui a lungo si è fatto riferimento, richiede l'impegno per la rielaborazione dell'immagine di sé e della relazione. Dietro le dinamiche tese a squalificare o disconoscere l’ex-partner e ad avere un rapporto esclusivo con i figli, è ravvisabile il tentativo di difendere se stessi: in tal modo, infatti, è possibile acquisire sicurezza circa la propria validità di genitore, evitando così la catastrofe personale. In molti casi almeno uno dei due ex coniugi non riesce ad accettare la separazione e continua a sperare in una riconciliazione o, comunque, concentra molta energia psichica sulla figura dell’ex partner per "odiarlo" o per provare nostalgia. Il rischio di comportamenti di questo tipo è tanto più elevato quanto più non si riesce a porre in atto un divorzio psicologico costruttivo e quanto più si rimane ancorati all'immagine precedentemente rappresentatasi del partner e della relazione. Di fatto, in questi casi la separazione non viene accettata e non si perviene a ridefinire il proprio ruolo e quello dell’ex coniuge, necessariamente mutato rispetto a quello ricoperto precedentemente alla rottura del vincolo. Questo può ritardare il raggiungimento degli accordi relativi all’affidamento dei figli e, più in generale, rallenta il raggiungimento di un nuovo equilibrio, causando il protrarsi di lunghe battaglie, legali e non, con lo scopo di uscire vincenti dalla lotta. Il supporto di tipo cognitivo offerto dall'ambiente sociale, in particolare da figure quali mediatori familiari, psicologi, psicoterapeuti, ma anche da agenti informali come parenti ed amici, può intervenire proprio in questa transizione verso una nuova immagine di sé, dell'evento critico, della figura dell'ex partner. Il raggiungimento di una modalità organizzativa che consenta il mantenimento del legame genitore non affidatario - figli e, seppure in forma diversa, tra i due genitori, è subordinato alla ridefinizione delle relazioni che, una volta superati gli inevitabili momenti di difficoltà, dovrebbero prevedere spazi di collaborazione per adempiere le comuni funzioni genitoriali. Questo processo cognitivo si realizza quotidianamente nell'interazione con altri che contribuiscono quindi alla costruzione di un nuovo significato della propria vicenda relazionale.

Mediazione intergenerazionale

I conflitti intergenerazionali sono intrinseci al processo di crescita e di apprendimento che l’adolescente deve per forza affrontare. Non esiste crescita, né adolescenza, senza conflitti generazionali. Questi conflitti possono venir risolti in seno alla famiglia in modo positivo se affrontati mediante il dialogo, come, del resto, avviene in molte famiglie. Questo tipo di conflitto, tuttavia, presenta una componente d’incomprensione che lo complica e costringe spesso a un approccio diverso da quello con cui si affrontano altri tipi di conflitto. L’adolescenza è un periodo della vita che comporta nel giovane cambiamenti a livello fisico, crescita, forza, sessualità, dei quali egli stesso è il primo a sorprendersi. Tali cambiamenti, al pari di quelli psicologici, relazionali e sociali, comportano per l’adolescente l’inizio di un percorso che egli non è in grado di controllare e che i genitori non comprendono.


Stili genitoriali ed emozioni dei figli

Genitori "noncuranti"

Sminuiscono, ignorano o sottovalutano le emozioni negative (in alcuni casi , anche quelle positive).

Genitori "censori"

Criticano le espressioni di sentimenti negativi. Possono arrivare a rimproverare o punire i figli per queste manifestazioni emotive.

Genitori "lassisti"

Accettano le emozioni dei figli e si dimostrano empatici, ma non riescono a offrire loro una guida o a porre limiti al loro comportamento.

Genitori "consapevoli-competenti"

  1. Consapevoli delle emozioni dei figli ("so che sei arrabbiato")
  2. Ascoltano con empatia, convalidano il sentimento  ("non ti giudico per questo")
  3. Aiutano i figli a trovare le parole per definire le emozioni che stanno provando ("ti aiuto ad esprimere quello che provi")
  4. Pongono dei limiti al comportamento ("comunque, non puoi fare quello che vuoi")