Studio di psicologia e psicoterapia cognitivo-comportamentale
Dott. Paolo Ricci
 
Le fobie

Possono essere suddivise in "fobie semplici" o "fobie complesse". Nel primo caso la paura viene elicitata dalla presenza, fisica o anticipatoria-immaginativa, di un oggetto fobico specifico ben identificabile (paura dei ragni, degli insetti, ecc...) . Per "complesse", si intendono le fobie non identificabili in maniera specifica, ben delimitata, e che hanno a che fare con situazioni più complesse. A quest'ultima categoria appartengono l'agorafobia e la fobia sociale.

Agorafobia

La parola agorafobia viene dal greco e letteralmente significa: “paura degli spazi aperti”. Le persone che ne soffrono temono perciò lo spazio esterno, vissuto come ostile. Ad esempio, hanno paura di guidare in autostrada, temono – nelle forme più gravi – di allontanarsi dai posti che sono loro familiari, di andare in giro da soli, ecc. Ma, nonostante il significato della parola, chi soffre di questo disturbo di solito teme anche gli spazi chiusi come le banche, gli ascensori, gli aerei, ha paura di usare i mezzi pubblici, specialmente la metropolitana, ha paura della folla, di entrare nei supermercati, di guidare nei tunnel, sui ponti. La definizione corretta di agorafobia, perciò, è la paura di trovarsi in situazioni in cui non sia possibile ricevere soccorsi o dalle quali sia difficile la fuga in caso di necessità

Non sono state individuate della cause precise dell’agorafobia. Questo disturbo è spesso legato agli attacchi di panico: almeno il 60% dei pazienti che hanno attacchi di panico soffre anche di agorafobia. Non è ancora stato stabilito con certezza se siano gli attacchi di panico a provocare l’agorafobia o se l’agorafobia semplicemente sia spesso associata con il panico. In genere, comunque, la paura di avere un nuovo attacco di panico alimenta anche il disturbo dell’agorafobia. 

La principale conseguenza dell’agorafobia riguarda la qualità della vita di chi ne soffre. Queste persone non hanno la possibilità di avere una vita serena perché progressivamente evitano un gran numero di situazioni che creano loro disagio. Ad esempio, la paura di prendere l’ascensore o la paura di guidare in autostrada o di prendere la metropolitana può rendere disagevole la vita di tutti i giorni, o può impedire addirittura di raggiungere certi luoghi. Nelle forme più gravi alcuni arrivano persino a non uscire di casa, se non in compagnia di una persona di fiducia. Scelgono così un compagno-accompagnatore (genitore, partner, ecc.) insieme al quale riescono ad affrontare meglio le situazioni temute. Una modalità comportamentale di questo tipo risulta, ovviamente, dannosa per i rapporti inter-personali (amicizie, legami sentimentali, relazioni professionali).

La fobia sociale

L’ansia sociale è un disturbo comune. Le persone che ne soffrono temono di fare cose che possano creare loro imbarazzo in presenza di altri (parlare in pubblico, mangiare davanti ad altri, firmare un documento, andare ad una festa, parlare con persone di autorità, resistere ai venditori insistenti, provare un abito…). La loro più grande paura è la valutazione negativa da parte degli altri, il ricevere critiche, l’essere rifiutati. La sensazione prevalente che provano è la vulnerabilità, il sentirsi preda di pericoli interni o esterni. Quando si trovano di fronte a persone non familiari, che reputano particolarmente critiche o superiori a loro, cercano di intervenire il meno possibile nella conversazione, magari sorridendo e annuendo, ci mettono più tempo a rispondere perché hanno paura di essere giudicate non intelligenti, non all’altezza degli interlocutori e non adeguate. Sono quasi costantemente concentrate su loro stesse e su cosa credono che gli altri pensino di loro. Quando ritengono di non essere state competenti e socialmente desiderabili si avviliscono, si autosvalutano, si sentono diverse e inferiori. Col tempo diventano sempre meno capaci di affrontare le situazioni temute. L’ansia sociale può manifestarsi prima, durante o dopo una circostanza sociale e in genere presenta:- cambiamenti fisiologici: tremori, sudorazione eccessiva, rossori, sensazione di vuoto alla testa, tachicardia; - cambiamenti del modo di pensare: le persone che soffrono di ansia sociale immaginano in anticipo la situazione temuta e cosa accadrebbe se le cose non andassero come desiderano. Questi pensieri negativi creano ansia e altre emozioni negative, come nel circuito qui sotto.

Spesso le persone con ansia sociale vengono semplicemente descritte come timide o riservate. Sono invece l’inibizione sociale o l’angoscia personale a limitare la vita privata e professionale di queste persone, contro la loro volontà. L’ansia sociale, per questo motivo, è uno dei disturbi più incompresi e meno diagnosticati. Le persone che ne soffrono sono sempre di più, specialmente nella società occidentale dove le pretese di essere competenti, affabili, responsabili, dinamici, corretti, ironici sono sempre più alte. La pubblicità, i film, i media in genere, ci impongono modelli irrealistici, aumentando in noi paura e insicurezza di non essere all’altezza.